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La tredicesima sui trattamenti minimi: chi la riceve e perché anche senza contributi pieni

📅 27 Agosto 2026✍️ di Mauro Borlenghi⏱️ 4 min di lettura

Con l’arrivo dei mesi autunnali, molti pensionati si ritrovano a fare i conti con una delle scadenze più attese dell’anno: la tredicesima. Ma chi ha diritto a riceverla se non ha versato contributi pieni? La risposta è meno scontata di quanto si pensi, e negli ultimi mesi abbiamo visto crescere le richieste di chiarimento su questa materia delicata. La tredicesima sui trattamenti minimi rappresenta un’opportunità spesso sottovalutata, soprattutto per coloro che hanno avuto carriere lavorative discontinue o periodi di disoccupazione.

Cos’è la tredicesima pensionistica e come funziona

La tredicesima mensilità è un diritto acquisito riconosciuto a chi percepisce una pensione, indipendentemente dalla sua natura. Si tratta di un importo aggiuntivo erogato solitamente a dicembre, calcolato sulla base dell’importo mensile della pensione stessa. Non è un bonus discrezionale, bensì una corresponsione dovuta per legge.

Secondo quanto previsto dalla normativa Codice della navigazione e legislazione previdenziale, la tredicesima viene corrisposta a tutti i pensionati che hanno raggiunto i requisiti per accedere al trattamento pensionistico. Questo principio vale anche per chi ha versato contributi in modo parziale o frammentario.

L’importo della tredicesima corrisponde generalmente a una mensilità intera della pensione. Per i pensionati che percepiscono l’assegno sociale o trattamenti minimi, questo significa ricevere l’equivalente di quanto percepiscono mensilmente. Non è prevista alcuna decurtazione legata al numero di contributi versati.

Chi riceve la tredicesima anche senza contributi pieni

Qui risiede il nocciolo della questione: la tredicesima non è subordinata al versamento di una quota minima di contributi. Viene corrisposta a chiunque sia titolare di una pensione, a prescindere da come questa sia stata calcolata.

Rientrano in questa categoria i pensionati che hanno avuto carriere lavorative frammentate, interruzioni per malattia, disoccupazione involontaria, o periodi di maternità. Anche chi ha accumulato il minimo necessario per ottenere una pensione calcolata interamente col sistema contributivo, o con il sistema retributivo parziale, ha pieno diritto alla tredicesima.

Particolarmente rilevante è il caso dei pensionati che percepiscono l’Assegno sociale|assegno sociale o la pensione di cittadinanza: per loro, la tredicesima rappresenta spesso un apporto economico non trascurabile nei mesi invernali, quando le spese aumentano.

I pensionati che hanno interrotto la carriera lavorativa per ragioni familiari, inclusi coloro che hanno usufruito dei congedi parentali, continuano a godere di questo diritto. L’INPS, infatti, non applica penalizzazioni basate sulla continuità contributiva nell’erogazione della tredicesima.

Modalità di calcolo e importi effettivi

Il calcolo della tredicesima è piuttosto semplice. L’INPS prende come riferimento l’importo lordo della pensione mensile e lo versa come mensilità aggiuntiva. Non vengono applicate trattenute supplementari rispetto a quelle già detratte sulla pensione ordinaria.

Per i pensionati con redditi modesti, la tredicesima non incide sulla tassazione complessiva in modo significativamente diverso da quanto avviene per il resto dell’anno. Le ritenute fiscali vengono applicate normalmente, seguendo le aliquote individuali di ogni pensionato.

Nei casi in cui il pensionato sia titolare di più assegni o trattamenti pensionistici contemporaneamente, come può accadere a chi ha versato contributi in diverse gestioni (dipendenti, autonomi, artigiani), la tredicesima viene erogata su ciascuna pensione separatamente.

Tempistica dell’erogazione e verifiche necessarie

Tradizionalmente, la tredicesima viene accreditata nel mese di dicembre, proprio in coincidenza con le festività natalizie. Tuttavia, il calendario esatto può variare leggermente a seconda della banca dove il pensionato ha il conto corrente e degli accordi fra l’INPS e gli istituti di credito.

È opportuno che ogni pensionato verifichi il corretto accredito consultando il portale MyINPS o contattando direttamente l’istituto. In rari casi, può verificarsi un ritardo nell’erogazione dovuto a incongruenze nei dati anagrafici o situazioni redditua

I pensionati che hanno subito variazioni nella loro situazione economica o contributiva durante l’anno devono segnalare tempestivamente tali cambiamenti all’INPS. Ad esempio, se hanno ricevuto redditi da lavoro dipendente o autonomo che potrebbero incidere sul calcolo dell’assegno sociale, questa comunicazione potrebbe riflettarsi anche sulla tredicesima.

Chiarimenti comuni e errori da evitare

Un errore frequente è credere che la tredicesima sia un beneficio facoltativo al quale il pensionato deve “fare domanda”. Non è così: se si è titolari di una pensione riconosciuta, la tredicesima viene corrisposta automaticamente.

Allo stesso modo, non è corretto supporre che il versamento di soli contributi minimi comporti l’esclusione dalla tredicesima. Questa mensilità aggiuntiva è un diritto universale dei pensionati, indipendentemente da come è stata costruita la loro contribuzione.

Infine, è bene ricordare che la tredicesima non costituisce reddito aggiuntivo ai fini del calcolo del reddito di cittadinanza o di altre prestazioni sociali: viene considerata parte della pensione ordinaria.

Mauro Borlenghi

Mauro Borlenghi ha affrontato la burocrazia pensionistica per suo suocero, scoprendo intricati dettagli tra reversibilità e supplementi. Condivide consigli utili su come orientarsi tra le opzioni pensionistiche e su come non perdere agevolazioni accessorie disponibili per i familiari degli anziani.