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Chi può richiedere il bonus terza età? I casi particolari che conviene conoscere

📅 17 Agosto 2026✍️ di Beatrice Gozzoli⏱️ 4 min di lettura

Quando parlo di bonus per la terza età, noto che molti over 60 pensano già di averli “persi” per qualche anno. È un errore frequente. Negli ultimi tempi, le agevolazioni riservate agli anziani si sono moltiplicate, ma con regole complesse e non sempre comunicate bene. Ho deciso di affrontare questo tema con la stessa chiarezza che uso quando incontro le persone negli sportelli: vediamo insieme quali bonus potete ancora richiedere e quali sorprese vi aspettano se rientrate in categorie particolari.

Il bonus terza età: cos’è e chi lo riceve davvero

Partiamo dalle basi. Con “bonus terza età” ci si riferisce principalmente all’Assegno di inclusione e ad alcune agevolazioni fiscali per chi ha superato i 60 anni e si trova in determinate condizioni di reddito. Non è una misura unica, ma un insieme di benefici che varia in base a situazione economica, stato civile e composizione del nucleo familiare.

Mi è capitato di recente di incontrare una signora di 65 anni che credeva di non avere diritto a nulla perché aveva un piccolo vitalizio dalla pensione antecedente. In realtà, con i redditi corretti, era idonea per prestazioni aggiuntive. Il problema è che le verifiche reddituali seguono logiche complicate: conta l’ISEE, il patrimonio immobiliare, perfino i contributi versati anni fa.

I casi particolari che cambiano tutto

Qui inizia la parte interessante, quella dove commettono errori anche persone che pensano di masticare queste regole. Se siete un lavoratore autonomo in pensione, per esempio, la situazione si complica. Molti ex commercianti o professionisti continuano a ricevere redditi da attività, anche minime, che poi azzerano le agevolazioni.

Ho visto tanti casi: una persona che gestiva ancora un piccolissimo studio professionale non poteva accedere a determinati bonus. La soluzione? Formalizzare la cessazione dell’attività presso la Camera di Commercio. Sembra banale, ma cambia tutto nelle verifiche dell’INPS.

Un’altra categoria particolare riguarda chi ha patrimonio immobiliare ma redditi bassi. Se possedete una casa oltre a quella principale, oppure un terreno, questo entra nel calcolo del patrimonio. Attenzione: non potete semplicemente fingere di averla ceduta. Ho visto storie finite male quando persone hanno cercato scorciatoie con documentazione falsa.

Se siete anziani con familiari a carico, il calcolo del nucleo familiare diventa cruciale. Un figlio disoccupato non rientra nel nucleo? Dipende dalle circostanze. Un genitore molto anziano che vive in casa con voi? Va dichiarato correttamente.

Esenzioni sanitarie e agevolazioni correlate

Qui ho accumulato anni di esperienza pratica, perché molti anziani confondono bonus economici con esenzioni sanitarie, eppure sono strettamente collegati. Se rientrate in determinate categorie di reddito, avete diritto all’esenzione dal ticket per prestazioni sanitarie essenziali.

La regola d’oro che spiego sempre: verificate il vostro ISEE non solo una volta, ma ogni anno. Ho visto persone che ricevevano agevolazioni sanitarie per tre anni consecutivi, poi scoprivano che un cambiamento nel reddito dichiarato (un eredità, un rimborso fiscale) le escludeva dal beneficio retroattivamente. L’amministrazione pubblica chiede i soldi indietro.

Se siete disoccupati over 60, oppure vi avvicinate ai 63-64 anni prima della pensione, esistono percorsi di indennità che non tutti conoscono. Non sono formalmente “bonus terza età”, ma funzionano come protezione reddituale. L’errore tipico è aspettare troppo per informarsi: tre mesi prima della fine dell’indennità di disoccupazione, dovete già avviare le pratiche per il passaggio alla prestazione successiva.

Errori comuni e come evitarli

In vent’anni di incontri con over 60, ho individuato tre errori che commette almeno il 40% di chi avrebbe diritto alle agevolazioni. Primo: non comunicare cambiamenti di situazione all’INPS. Vi eredita soldi? Comunicatelo. Il reddito aumenta per qualche mese? Avvertite prima, non dopo gli accertamenti.

Secondo errore: fare domanda solo quando la situazione è diventata critica. Se aveste diritto a integrazioni al minimo pensionistico, dovete chiederlo attivamente. L’INPS non vi cerca, voi dovete muovervi.

Terzo: non leggere bene i decreti attuativi. Le regole cambiano spesso, anche di poco, e quei piccoli cambiamenti escludono persone che credevano di essere coperte. L’anno scorso, una modifica sui limiti di patrimonio ha escluso almeno una decina di persone che seguivo.

Come muoversi concretamente

Se vi riconoscete in una delle situazioni descritte, ecco cosa fare subito. Per prima cosa, calcolate online il vostro ISEE attraverso il sito dell’INPS o con un CAF. Non è perfettamente accurato, ma vi dà un’idea. Poi, verificate se la vostra situazione rientra nei parametri pubblicati sul sito dell’INPS per l’Assegno di inclusione e altre prestazioni.

Rivolgetevi a un patronato o a un CAF vicino a voi. Sì, potete fare domanda anche online, ma con categorie complicate conviene farsi aiutare. Portatevi documenti in ordine: ultimi tre mesi di estratti conto, certificati di proprietà immobiliare, documentazione di ogni reddito.

Non aspettate le scadenze imposte: se avete dubbi sulla vostra idoneità, chiedete una consulenza. In tanti anni, non ho mai visto qualcuno pentirsi di aver approfondito troppo.

Beatrice Gozzoli

Beatrice Gozzoli, figlia di piccoli commercianti andati in pensione, ha maturato una profonda conoscenza delle regole per i lavoratori autonomi e le esenzioni sanitarie destinate agli over 60. Partecipa spesso a incontri pubblici, spiegando con chiarezza le novità sulle pensioni minime.